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Il cioccolato: storia, fortuna e varia umanità
Il cioccolato: storia, fortuna e varia umanità Theobroma, bevanda degli dei, elixir della felicità

Theobroma, bevanda degli dei, elixir della felicità. Il cioccolato,

ricavato dai semi del cacao, è stato introdotto in Europa nel ’600-700

Bevanda degli dei, Eli-xir della felicità... Così definivano il cioccolato lo stuolo di nobili ed aristocratici estimatori che, convertiti all’esotica bevanda, ne facevano un uso convinto e finalizzato alla distinzione di una classe ricca e dominante. Almeno nei primi secoli in cui il "cacao-cioccolato" iniziò la sua pene-trazione nelle corti e nei salotti dell’Europea Sei-Settecentesca. Già le primigenie origini di questo frutto ("cabosse") hanno riflesso regale. Dai Maya ai Tol-techi fino agli Aztechi quest’albero conobbe cure particolari ed i suoi frutti, riservati, avevano valore di moneta. Sotto l’imperatore azteco Montezuma, grande consumatore di questa singolare bevanda, v’erano vere e proprie quotazioni: con otto semi di cacao si comprava un coniglio, con cento uno schiavo, con duecento un’imbarcazione e coi semi di cacao si pa-gavano pure le tasse! Già allora si preparava una bevanda dal nome "choloatl", dal suono onomatopeico che ripeteva il suono della pestatura del frutto e "latl" che significava acqua.

Il cammino del cacao verso l’Europa

Agli inizi del 1500 Cortez, il Conquistatore spagnolo, sbarca in Messico. Vi trova l’imperatore Montezuma, l’oro e la fa-va del cacao. Montezuma viene subito sacrificato alle mire co-lonialistiche spagnole. L’oro risulterà un buon rivolo di ricchezza, ma poi si giungerà inevitabilmente al suo esaurimento. Resisterà nel tempo il cacao i cui frutti porteranno essi pure ricchezza, anche se il tragitto verso e dentro l’Europa avrà momenti successivi, molto più lunghi. Il primo carico degno di questo nome arriverà in Spagna, proveniente da Vera Cruz, soltanto nel 1585. A metà del secolo in Spagna già si consuma cioccolato con l’aggiunta (all’uso azteco) di zucchero di canna o miele e spezie. A quei tempi il cacao solitamente veniva lavorato nei monasteri e se ne proteggeva l’origine e la ricetta! Sul finire del ‘500 gli italia- ni diventano protagonisti nella diffusione di questa bevanda. Antonio Carletti la fa conoscere con successo a Firenze e pu-re fiorentino è quel Lo More che a Parigi fornisce di cioccolato il cardinale Mazzarino. Seicento e Settecento sono i secoli d’oro della divulgazione sull’uso del cioccolato. Dalle corti, dai salotti questa esotica bevanda esce all’incontro con una più generica borghesia e si offre nelle prestigiose patisse-rie (a Parigi, David Chaillou ha privilegio reale di vendere "certa composizione chiamata cioccolato").

Nel 1678 il cioccolato arriva a Torino e verso la fine del se-colo s’apre a Bologna il laboratorio Majani che offre cioccolata calda e la prima confezione di cioccolato solido da asporto. Già nella seconda metà dell’Ottocento a Torino aprono i grandi nomi del cioccolato in Italia: Caffarel, Talmone, Venchi. qualche anno dopo in Svizzera ulteriori e più perfezionati sistemi di lavorazione fisseranno i nomi di Nestlé, Lindt e Tobler. Nel 1915 sarà ancora la vecchia Europa a fornire riferimenti d’alto livello qualitativo. Ancora l’Italia e ancora Torino a farsi ricordare con l’apertura del prestigioso laboratorio di Antonio Peyrano. perché altrimenti inacidi-sce e si guasta". Interessante la comparsa dello zucchero che resterà poi ingrediente costante nei secoli. E’ comprensibile poi come altre ricette nascono con l’aggiunta del latte e di elementi aromatizzanti, come la cannella in polvere, la vaniglia, addirittura tuorli d’uovo freschi, oppure correzioni con liquori come il rhum, il cognac... S’arriva finalmente al cioccolato solido e nascono i ta-bleaux ed i cioccolatini, si utilizza il burro cacao e si confezionano i Fondenti, i Gianduia (cioccolato e finissima crema di nocciole tostate), i Baci, i Boeri (cioccolato fondente con ripieno di ciliegia al liquore), i Cuneesi al rhum, le Praline, i Tartufi (cioccolato, burro cacao, crema di latte e zucchero).

Dalla ricetta originaria di Montezuma alle mille ricette di oggi

Prima testimonianza, fino ad oggi in possesso degli studiosi, è quella registrata da Bernardo Del Castillo, storico al seguito di Hernando Cortez che così descrive la preparazione della cioccolata quotidiana per l’imperatore Montezuma: "...è fatta con polvere di cacao e acqua. Alcune volte vi si mescolano miele e farine di legumi". E’ ovvio che si sottintende che la preparazione è fatta a caldo. Nel ’600 in Europa, come scrive il cardinale Brancaccio, la tazza di cioccolato viene preparata secondo la seguente ricetta: "si mette al fuoco l’acqua nella cioccolatiera, o in un pentolino di rame o d’argilla e quando bolle vi si aggiunge il cioccolato e lo zucchero. La proporzione è una parte di cioccolato per otto di acqua e tanto zucchero pari alla metà del cioccolato. Mettere al fuoco e mescolare, non deve bollire troppo perché altrimenti inacidi-sce e si guasta". Interessante la comparsa dello zucchero che resterà poi ingrediente costante nei secoli. E’ comprensibile poi come altre ricette nascono con l’aggiunta del latte e di elementi aromatizzanti, come la cannella in polvere, la vaniglia, addirittura tuorli d’uovo freschi, oppure correzioni con liquori come il rhum, il cognac... S’arriva finalmente al cioccolato solido e nascono i ta-bleaux ed i cioccolatini, si utilizza il burro cacao e si confezionano i Fondenti, i Gianduia (cioccolato e finissima crema di nocciole tostate), i Baci, i Boeri (cioccolato fondente con ripieno di ciliegia al liquore), i Cuneesi al rhum, le Praline, i Tartufi (cioccolato, burro cacao, crema di latte e zucchero).

I golosi del cioccolato nella storia

Senza dubbio il Guinness dei primati spetta all’antenato, all’imperatore Montezuma che, secondo testimonianza, arrivava a bere fino a cinquantasette tazze al giorno di cioccolata! Dopo di lui, per rimanere nel gotha storico, viene Anna d’Austria ed ancora Maria Teresa d’Austria, Infanta di Spagna (a riprova della predilezione femminile per il cioccolato!). Segue Carlo III di Spagna, Imperatore d’Austria. Qualche scalino nobiliare e gerarchico più basso ecco Madame du Barry (e figliola), Giacomo Casanova, Carlo Goldoni... A Bologna, nella metà del Settecento, brilla come esperto degu-statore della "chiecolata", il nobile Fulvio Bentivoglio che, insaziabile, barattava patrie mortadelle, salami ed anici in rosolio con il "Caracca", il miglior cacao di quei tempi. Tutto avveniva in un via vai continuo tra Roma e Bologna ed il nobile petroniano, sospettoso, non si peritava d’usare "valigia diplomatica" per evitare furti e manomissioni.

Prof. Renato Bergonzini